ENTeR ed M3P alla 4a edizione della giornata di studio “Rifiuti e Life Cycle Thinking”

Ecologia e ambiente

Gestione del rifiuto ed approcci al ciclo di vita: a che punto siamo con l’economia circolare in Italia?

Martedì 26 marzo 2019 si è tenuta, presso l’aula Rogers del Politecnico di Milano, la quarta edizione della giornata di studio “Rifiuti e Life Cycle Thinking”. L’evento, organizzato dal gruppo di ricerca AWARE (Assessment on WAste and REsources) del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano e dal Gruppo di Lavoro Gestione e Trattamento dei Rifiuti dell’Associazione Rete Italiana LCA, è stato dedicato alla presentazione ed alla discussione di diversi lavori sul tema: “Misurare la sostenibilità dell’economia circolare attraverso l’applicazione degli strumenti di life cycle thinking alle pratiche di gestione dei rifiuti e di loro trasformazione in risorse: casi di successo, elementi di criticità, misurabilità degli obiettivi europei”.

 

Tra i lavori discussi nell’ambito specifico delle simbiosi industriali sono stati presentati da Centrocot SpA, il progetto Life M3P (Life Program) ed il progetto ENTeR, Expert Network on TExtile Recycling (Interreg Central Europe). Difatti, il gruppo AWARE, in via preliminare, ha chiamato gli interessati all’evento ad una “Call for Abstracts” per presentare i propri lavori e funzionale a selezionare i progetti più promettenti che sarebbero stati oggetto di discussione durante il futuro workshop. La “Call for Abstracts” è stata recepita da Centrocot attraverso la redazione di un abstract dal titolo: “ENTeR e M3P: nuove frontiere di sostenibilità verso il “rifiuto ZERO”” che è stato selezionato per la presentazione.

La presentazione si è focalizzata sulle pratiche di gestione del rifiuto e dello scarto e sulla loro trasformazione in risorse. Il progetto Life M3P ed il progetto ENTeR, nell’ambito del settore tessile-abbigliamento/moda e non solo, tentano di fornire degli esempi virtuosi di economia circolare attraverso l’attivazione di match. I due progetti, difatti, ambiscono alla prospettiva di collocare gli incontri tra aziende che possiedono un rifiuto, tessile e non, ed altre aziende che potrebbero utilizzare quest’ultimo come raw material per il proprio processo produttivo all’interno di un mercato il cui punto di ottimo è realizzato grazie all’incontro tra domanda ed offerta di rifiuti e/o scarti.

L’intento contestuale dei progetti volge verso una principale finalità: la valorizzazione degli scarti e dei “rifiuti”. In particolare, M3P, attraverso l’utilizzazione della relativa piattaforma digitale, Material Match Making Platform (http://www.lifem3p.eu/), opera nel perseguimento dell’obiettivo attraverso tre linee operative: la piattaforma, lo sviluppo tecnico del match, e lo sviluppo creativo che caratterizza quest’ultimo. Pertanto, la naturalizzazione delle pratiche di gestione degli scarti e dei “rifiuti” e degli approcci al ciclo di vita vengono affrontati sia in una prospettiva attuale che in quella futura, attraverso approcci di riprogettazione ed ecoprogettazione attraverso il supporto della analisi del ciclo di vita Life Cycle Assessment.

 

Durante la giornata di studio sono state fornite, a seguire, altre prospettive e suggestioni. Attraverso le presentazioni dei progetti e dei lavori inerenti ai macro-argomenti ‘simbiosi industriale’, ‘valutazioni ambientali di strategie di riciclo’ ed ‘economia circolare’, è stata fornita una visione sullo stato dell’arte dei vari settori industriali in merito alle pratiche circolari ed agli approcci al ciclo di vita.

La caratterizzazione è risultata consistentemente ampia poiché l’economia circolare è stata esplorata, in relazione alle pratiche sviluppate da varie aziende, centri di ricerca ed enti universitari, sotto molteplici aspetti e su una vasta pluralità di settori industriali. Ecco alcuni esempi:

  • L’economia circolare come gestione del rifiuto: 2B S.r.l. ha presentato il progetto Horizon 2020 Water2Return nato con l’obiettivo di recuperare nutrienti e biogas dalle acque reflue di macellazione; i ricercatori del Dipartimento dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca hanno illustrato il loro progetto di recupero di scarti dell’industria agroalimentare per la produzione di acque struccanti per l’industria cosmetica;
  • L’economia circolare nell’ottica del ‘Design for Disassembly’: modelli di progettazione che si tradurranno in processi di produzione predisposti verso l’ottica del riciclo;
  • L’economia circolare come comparazione tra i benefici legati all’innovazione tecnologica e le tecnologie attuali: una ricercatrice del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ha esposto la valutazione della tecnologia landfill mining;
  • L’economia circolare come prevenzione, riparabilità e prolungamento del ciclo di vita del bene: una ricercatrice dal Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale del Politecnico di Milano ha mostrato la valutazione del beneficio ambientale della rigenerazione degli imballaggi in plastica che aumenta con l’incremento ed il prolungamento della vita utile degli imballaggi.

 

Ne è risultato uno scenario industriale particolarmente stimolante e proattivo.

Tuttavia, l’evoluzione normativa risulta essere in linea con l’evoluzione tecnologica?

In modo sensibilmente differente, la risposta a tale domanda appare non altrettanto positiva. Difatti, se da una parte il workshop ha mostrato uno scenario industriale in fermento attorno alla tematica della sostenibilità e dell’economia circolare, l’assenza di rispondenza da parte del legislatore potrebbe rappresentare un problema per il breve-medio periodo.

La mancanza di regolamenti, in particolare la deregulation che attornia la tematica del c.d. end of waste, inibisce le imprese nel costruire innovazione. Il problema è di carattere tecnico: se nel presente l’azienda investe in tecnologie ed innovazione in un contesto di deregolamentazione, e nel futuro il legislatore adotterà delle direttive che inibiranno il medesimo campo di applicazione affrontato dalla nuova tecnologia, gli investimenti effettuati dall’azienda si tradurranno in impiego di capitale perso. L’assenza di normativa, difatti, è percepita dalle organizzazioni imprenditoriali non come libertà di agire, ma come mancanza di guida che si traduce in una non garanzia di investimento.

 

Concludendo, nella prospettiva attuale in cui l’evoluzione industriale e l’evoluzione della normativa non sono allineate, come e quando verrà affrontata la tematica dell’economia circolare quando è ormai chiaro che questa rappresenti qualcosa di vicino a una rivoluzione industriale del terzo millennio?

 

Sono ora disponibili sul sito del gruppo AWARE http://www.aware.polimi.it/?page_id=930 tutte le presentazioni compresa quella di Centrocot e relativo abstract.

Autore: Caterina Mazzei

Ricerca e Innovazione Multisettoriale – Centrocot SpA