Simbiosi industriale ai tempi del COVID: la piattaforma digitale M3P

Editoriale

Le necessità di adeguamento e le scelte forzate dall’attuale emergenza sanitaria possono sposarsi con politiche di Economia Circolare e casi concreti di simbiosi industriale.

In questi ultimi anni le politiche europee e nazionali hanno evidenziato la necessità di avere approcci di Economia Circolare sempre più diffusi e permeabili alla società industriale e civile. Ciò che un tempo era un modello da diffondere, l’Economia Circolare, ora diviene sempre più una necessità e un modus operandi imprescindibile per le filiere industriali. Questa necessità è nata dalle esigenze di ridurre gli impatti ambientali, ormai evidenti in tante aree, e di ridurre gli sprechi di materie prime vergini non più sostenibili a medio e lungo termine.

L’Economia Circolare si basa sul concetto di creare un circolo virtuoso tra gli attori di una filiera che ruota su se stessa generando un continuo riutilizzo e progettazione delle materie prime, degli scarti e dei prodotti.

Questa filiera circolare è qualcosa che, in ambito Simbiosi Industriale, si applica in aree geografiche ben circoscritte e, normalmente, identificate con Distretti Industriali. Tutte queste teorie si sono sviluppate con casi concreti a livello nazionale e internazionale negli ultimi anni. Per quanto riguarda l’Italia, la spinta ad avere prodotti bio e con marchi di qualità specifiche ha diffuso politiche di Economia Circolare, soprattutto in ambito agricolo, vedi per esempio il caso dell’Uva il cui processo agro-industriale è stato rivisto per arrivare al riciclo di tutte le materie utilizzate nei processi di lavorazione con spreco zero.

In ambito industriale, vi sono casi locali in alcuni Distretti Industriali in cui si applicano principi di Simbiosi Industriale. In questo caso il tessuto di PMI che caratterizza l’economia Europea non consente una trasformazione rapida verso questi nuovi modelli a causa delle dimensioni aziendali e relative difficoltà di rinnovamento e/o innovazione.

L’attuale situazione pandemica ha, drammaticamente, fatto emergere la problematica delle filiere lineari lunghe di produzione di beni dislocate su più Paesi e/o continenti. Il caso delle mascherine è ampiamente noto nella sua drammaticità.  Nelle prime fasi della pandemia: il lockdown dei vari Paesi ha interrotto le filiere di produzione di molti beni. Una Economia Circolare diffusa attraverso applicazione di Simbiosi Industriali in aree geograficamente ristrette avrebbe evitato alcune interruzioni di produzioni industriali? La risposta è si! Infatti, tutti i Paesi hanno attivato riconversioni industriali per produrre in filiere corte i prodotti necessari durante la prima fase della pandemia: mascherine, guanti, camici, etc.

Queste riconversioni, se implementate in ottica Economia Circolare, produrranno benefici stabili con filiere che si autoalimentano e sono localmente sostenibili. Per arrivare a questo è necessario trovare informazioni su tecnologie, scarti presenti nel territorio, potenziali nuove applicazioni etc. A tutto ciò concorre la piattaforma M3P sviluppata nell’ambito del progetto LIFE M3P, conclusosi positivamente da alcuni mesi sotto il coordinamento di Centrocot. Oltre al database di informazioni in costante aggiornamento su rifiuti, aziende e tecnologie, vi sono i risultati dei casi pilota analizzati. I principali dati ambientali ottenuti a livello di progetto con i casi pilota sono una potenziale riduzione di circa 141mila tonnellate di rifiuti risparmiati alle discariche ogni anno; circa 138.000 tonnellate di CO2 non immesse nell’aria; circa 197.000 tonnellate di materia prima vergine non utilizzata, circa 239.000 metri cubi di acqua risparmiata. Dati significativi e legati ad analisi LCA e proiezioni a livello Cluster o Distrettuale.

Si stima che in Italia l’aumento dei costi di gestione dei rifiuti per l’industria possa avere superato negli ultimi due anni il 40% e che tale incremento corrisponda, per la sola industria manifatturiera, ad un aggravio di costi di 1,3 miliardi di euro all’anno.[1] Ai dati sull’impatto ambientale si affianca un impatto economico non indifferente! La piattaforma M3P ha valutato in alcune situazioni anche la valorizzazione economica dello scarto industriale. In un caso si sono valutati fatturati a regime per circa 1 M€ in micro-industrie artigiane della filiera carte decorative derivanti dal riutilizzo di scarti tessili.

Da tutto ciò si evidenzia che la Simbiosi Industriale ha una sostenibilità economica sempre più concreta oltre agli indubbi vantaggi ambientali. La pandemia in atto ha condizionato e accelerato alcune di queste trasformazioni convertendo filiere lunghe in filiere più corte con applicazione dei modelli di Economia Circolare invece che lineare. La spinta molto forte in atto a cambiare i tradizionali modelli economici costringe a cercare informazioni e soluzioni.

La piattaforma M3P ha dimostrato di essere in grado di generare questo incontro tra necessità di informazioni, disponibilità di scarti e tecnologie di riciclo. L’utilizzo e la diffusione di questo strumento potranno aiutare le PMI a trovare nuove soluzioni e nuovi mercati di sbocco in una logica di Simbiosi Industriale digitalizzata.

 

1: https://www.refricerche.it/fileadmin/Materiale_sito/contenuti/Contributo_n.143.pdf

 

 

Per informazioni:

Ing. Claudio D. Brugnoni, Executive Consultant CentroCot S.p.A., claudio@brugnoni.net

Ing. Roberto Vannucci, Area R&I Multisettoriale, roberto.vannucci@centrocot.it

Autore: Claudio Brugnoni

Executive Consultant

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