L’importanza dei casi pilota nel progetto Life M3P

Materiali e prodotti

Il progetto Life M3P – co-finanziato dal programma Life 2014-2020 – prevede al suo interno lo studio e approfondimento di casi pilota. La loro funzione è duplice, da un lato permette di aiutare le aziende a implementare le buone prassi di Circular Economy, soprattutto in presenza di diversi tipi di ostacoli, dall’altro lato permette di validare e valutare la bontà ed i risultati ottenuti dal progetto, che – attraverso la piattaforma omonima – consente di individuare possibili match fra scarti ed esigenze di materiali.
Ma come si sviluppano i casi pilota? Come si definisce quando un caso sia da affiancare e sviluppare? E soprattutto, quali sono le attività che vengono svolte? È stata definita una procedura standard, anche se per ogni singolo caso si sviluppa una serie di attività customizzate sulle necessità che emergono.
I motivi che hanno portato a questa scelta vengono descritti nell’articolo.

Si è visto come il favorire dello scambio delle informazioni sia il primo e fondamentale passaggio da fare per ottenere dei casi concreti di simbiosi industriale e più in generale di economia circolare.

I problemi per una efficace azione sono di diversa natura, come le necessità di riservatezza o di trovare il giusto interlocutore.

Il progetto M3P nel corso del suo sviluppo ha dovuto affrontare anche questo tipo di problematiche trovando il giusto compromesso tra efficacia di azione e riservatezza delle informazioni.

Ad esempio, la riservatezza sulla piattaforma è stata gestita svincolando il “chi” dal “fa che cosa”, e il “raccontarsi” viene incluso in maniera sintetica nella parte iniziale, ma l’“entrare nel dettaglio” viene demandato alle fasi successive, in cui la comunicazione è indirizzata, direttamente o indirettamente, al destinatario.

È infatti molto importante prevedere il giusto grado di trasparenza.

 

Il paragone più pertinente è come una vetrina di un negozio: dall’esterno vedo l’oggetto del desiderio, ne sono attratto e l’istinto mi porta ad avere una reazione istantanea, ma poi, entrando nel negozio e relazionandomi con il venditore, cioè esponendomi, ho modo da valutare e di essere valutato, da chiedere ulteriori informazioni e toccare con mano l’oggetto.

 

Questo è esattamente quello che sta avvenendo nei match del progetto Life M3P.

Vi sono alcuni casi sui quali noi, come centro tecnologico, stiamo indagando in profondità, e vanno oltre alla semplice trattativa tra due parti.

Li chiamiamo Casi pilota, “Pilot Case” in inglese, e sono quelli che, per definizione si dimostrano i più interessanti e i più promettenti, talvolta sono anche quelli più articolati, che necessitano di un aiuto, perché se ne è intravisto un potenziale enorme, ma la via per raggiungerlo non è così semplice e lineare. È per questo motivo che interviene lo staff del progetto.

 

Sono molti i vantaggi riservati ai Pilot Case: l’affiancamento dello staff interviene inizialmente con un approfondimento tecnico/scientifico sul caso, allargando poi la lente di ingrandimento sui potenziali innesti. È così che abbiamo scoperto diversi esempi già esistenti ma poco conosciuti di Circular Economy, che possono essere traslati sia al caso in esame che a situazioni analoghe.

Lo staff agisce anche da coordinatore per quei casi più complessi, in cui il percorso da investigare mostri un certo tipo di ramificazione e quindi in cui più attori possono essere interessati, dovendo infatti far fronte ad ostacoli da superare, come la fattibilità tecnica, gli scogli normativi, la scalabilità a livello industriale, vincoli di mercato e di flusso di materiale da intendersi sia come “fornitura” degli scarti che come “assorbimento” del mercato finale, etc.

Infatti, la maggior parte dei “Pilot Case” si innesta su realtà che operano in settori diversi e che ancora non avevano dialogato tra di loro, il che comporta di avere simultaneamente necessità, caratteristiche, richieste diverse, che spesso portano anche a linguaggi diversi, ed è per questo motivo che molte volte occorre agire anche come “traduttori” tra le parti.

 

Il primo passo in laboratorio consiste nella caratterizzazione del materiale, ovvero andiamo ad indagare, con una prospettiva orientata alle ipotesi delineate, se il materiale è idoneo al caso, se sono presenti agenti o inquinanti, o talvolta se il materiale è quello che ci si aspetta che sia. Non è poi così scontato. Abbiamo assistito a dei casi reali in cui o la matrice polimerica di base è diversa rispetto a quella dichiarata, o ci si aspetta la presenza di alcune sostanze e in realtà ve ne sono altre, con performance ma anche restrizioni normative completamente diverse.

 

Il “Pilot Case” viene anche affiancato da analisi di mercato, già le aziende hanno il “polso” sul loro mercato, ma ciò non esclude la necessità di indagare anche da questo punto di vista: da un lato la valutazione economica del processo di riciclo impone nuove questioni da affrontare, ma parallelamente il prodotto che si ottiene può far emergere una diversificazione rispetto alla produzione ordinaria, e in questo caso ragionare di downcycling o di upcycling fa una grande differenza: stiamo dando priorità a quei casi in cui, per una “strana combinazione di eventi”, usare il riciclo permette di avere alcuni fattori, da estetici a tecnici o intrinsechi del materiale, che generano un assetto di prodotto diverso e, di conseguenza, come questo possa essere premiante.

 

Facendo un esempio, per riciclare scarti di cuoio abbiamo indagato su nuove tecnologie, le quali portano ad avere un certo “controllo” del prodotto finito grazie a materiali ausiliari di supporto. Intervenendo sulle combinazioni possibili abbiamo visto il potenziale per creare nuovi materiali con nuovi livelli di performance.

 

Infine, ma non per importanza, la valutazione di sostenibilità passa attraverso l’Analisi dei Ciclo di Vita, comunemente detta LCA (Life Cycle Assessment). Per ogni “Pilot Case” viene effettuato uno studio che compara gli impatti del processo in atto, con materiale vergine, rispetto al ciclo delineato, andando a valutare il “risparmio” ambientale. L’analisi va a indagare tutti gli elementi e fattori per entrambi i cicli, quali i processi di coltivazione/estrazione delle materie prime, i processi di trasformazione, uso, manutenzione, i trasporti e flussi di materiale, gli agenti chimici impiegati e fornisce dati degli impatti generati sui diversi fattori in esame, principalmente emissioni in aria (CO2 e altri gas), consumo di risorse idriche, consumo energetico e del suolo.

In questa maniera abbiamo la possibilità di determinare in maniera scientifica la sostenibilità del caso pilota sviluppato.

 

Attualmente le attività sono in fase di sviluppo e, per gli accordi di riservatezza stabiliti con gli interessati non possiamo entrare nello specifico di cosa stiamo facendo, ma possiamo dire che i settori interessati spaziano dal tessile tradizionale, sia di fibre naturali che di fibre sintetiche, ad applicazioni per l’edilizia e l’arredo, carte speciali, cuoio, materiali compositi e materiali plastici.

Per maggiori informazioni potete rivolgervi a:

 

  • Roberto Vannucci

Responsabile Ricerca e Innovazione Multisettoriale

tel. 0331 696778

e-mail: roberto.vannucci@centrocot.it

 

  • Elena Conti

Ricerca e Innovazione Multisettoriale

tel. 0331 696755

e-mail: elena.conti@centrocot.it

 

  • Paolo Ghezzo

Ricerca e Innovazione Multisettoriale

tel. 0331 696783

e-mail: paolo.ghezzo@centrocot.it

Autore: Paolo Ghezzo

Area Ricerca e Innovazione Multisettoriale Centrocot

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